Sindrome metabolica cos’è? Importanza dell’attività fisica e integrazione

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Sindrome Metabolica

La sindrome metabolica cos’è? È caratterizzata da: ampia circonferenza vita, ipertensione arteriosa, alterata glicemia plasmatica a digiuno o insulino-resistenza e dislipidemia.

Con il termine “sindrome metabolica” non si fa riferimento a una singola patologia, ma a un insieme di fattori di rischio legati a particolari condizioni che aumentano la possibilità di sviluppare patologie cerebrovascolari, cardiovascolari (con un rischio due volte maggiore) e diabete (con un rischio cinque volte maggiore).

Nei Paesi sviluppati, la sindrome metabolica è un problema serio, molto diffuso; negli Stati Uniti più del 40% delle persone di età superiore ai 50 anni può esserne affetta. Si stima che il 30% del totale delle morti premature è imputabile al sovrappeso e all’inattività.

Lo sviluppo della sindrome metabolica dipende principalmente sia dalla distribuzione che dalla quantità di grasso. L’eccesso di grasso a livello addominale (conformazione a mela), in particolare quando si traduce in un alto rapporto vita-fianchi (che rispecchia un rapporto muscolo-massa grassa relativamente basso), aumenta il rischio di incorrere in questa sindrome e in tutto ciò che essa comporta.

La sindrome metabolica è invece meno comune tra i soggetti con accumulo di grasso sottocutaneo sulle anche (conformazione a pera) e un rapporto vita-anca basso (indice di una maggiore proporzione di muscolo rispetto alla massa grassa).

Sindrome Metabolica: nutrizione e integrazione

Le condizioni che predispongono allo sviluppo della sindrome metabolica sono diverse: la presenza di una quantità eccessiva di grasso corporeo a livello addominale (giro vita) che indica quasi sempre la presenza eccessiva di grasso viscerale; elevati valori di colesterolo LDL e dei trigliceridi nel sangue; bassi livelli di colesterolo HDL; l’ipertensione arteriosa (valori superiori a 140/90); resistenza all’insulina e conseguente iperglicemia; iperuricemia.

Più alto è il numero di condizioni di cui si soffre, maggiore è la probabilità di sviluppare la sindrome metabolica.
Se non è stato possibile prevenirla, l’approccio migliore per curarla è quello di ottenere la necessaria perdita di peso sulla base di una dieta sana e di una regolare attività fisica.

In questo contesto è utile considerare anche l’apporto di fibre alimentari solubili come il beta-glucano.
I beta-glucani sono elementi presenti in alimenti come la crusca, l’avena, i lieviti, i funghi, le alghe.

Sono molto flessibili, hanno una bassissima digeribilità, responsabile delle proprietà meccaniche espletate a livello intestinale.

Vengono ben metabolizzati dal microbiota intestinale, influendo sulle funzioni metaboliche: in particolare favoriscono l’equilibrio dei livelli di colesterolo cattivo (LDL), riducono l’assorbimento degli zuccheri, controllando così i livelli della glicemia; modulano positivamente il sistema immunitario.

Sindrome Metabolica e l’importanza dell’attività fisica

Nonostante il rischio di sviluppare condizioni come il diabete e varie patologie cardiovascolari, le persone che soffrono di sindrome metabolica spesso non presentano sintomi e assicurano di “sentirsi bene”, indulgendo in comportamenti non sempre prudenti come eccedere nell’assunzione di bevande zuccherate e alimenti conservati ricchi di grassi, rinunciare al movimento rimandandolo ad un ipotetico domani, quando però la circonferenza addominale avrà già superato i limiti consigliati: 102 cm per gli uomini e 88 cm per le donne (secondo fonti americane le misure sono rispettivamente 94 cm e 80 cm).

L’adiposità addominale è il primo fattore che indica la possibile presenza della sindrome metabolica, da essa dipendono tutti gli altri. Riducendo il grasso addominale, si otterrà un notevole miglioramento dei valori degli altri fattori di rischio: ipertensione, dislipidemia, diabete di tipo 2.

Il giro vita è una misura facile da controllare e ci permette di monitorare nel tempo i risultati derivanti dall’impegno a seguire una dieta equilibrata e un programma di attività fisica, che comprenda una combinazione di attività aerobica e allenamento della forza, con il rinforzo, quando e se necessario, di una terapia comportamentale. In alcuni casi, una perdita di peso di circa il 7% può essere sufficiente per invertire la sindrome.

Il beneficio indotto dall’esercizio fisico nella prevenzione della sindrome metabolica va oltre il beneficio diretto dato del dispendio calorico: aumenta la sensibilità dell’insulina; induce un profilo lipidico meno aterogeno; riduce i livelli dei trigliceridi; aumenta il colesterolo “buono” HDL; riduce il colesterolo “cattivo” LDL; riduce i livelli di pressione arteriosa in modo rilevante nei pazienti con iperinsulinemia; aiuta a prevenire il Diabete Tipo II aumentando la sensibilità all’insulina e il controllo glicemico, grazie ad una riduzione del grasso totale ed in particolare di quello addominale “insulino-resistente” e ad una maggiore proporzione di fibre muscolari di tipo I.

Sempre raccomandabile, inoltre, gestire anche altri fattori di rischio cardiovascolare, come per esempio smettere di fumare.


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